Pubblicato lo studio metabolomico di Fluge e Mella

Mi riservo di leggerlo con attenzione, ma il gruppo norvegese conferma in questo studio il fenomeno del catabolismo degli amminoacidi nella ME/CFS già descritto da Armstrong in uno studio australiano del 2015. L’ipotesi dei norvegesi è quella di un blocco a livello dell’enzima piruvato deidrogenasi, una proteina che converte il piruvato in acetil-coenzima A ed è pertanto il punto di collegamento tra la glicolisi e il ciclo dell’acido citrico. I mitocondri, non adeguatamente alimentati dall’acetilcoenzima A, consumano amminoacidi allo scopo di produrre ATP. Avevo discusso l’ipotesi del catabolismo degli amminoacidi nel mio caso personale in questo post.

Questo è invece lo studio di Fluge e Mella.

La presenza di misure di compenso (sovra espressione di alcuni enzimi mitocondriali e di percorsi anaerobici di sintesi di ATP) fa pensare a un meccanismo patogenetico diverso da quello suggerito da Naviaux. Lo studio italiano di Bazzichi invece si colloca in linea con il presente lavoro. Tornerò su questo argomento con un post.

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Nel grafico ho riassunto i dati di tre studi sul metabolismo energetico nella ME/CFS: lo studio italiano sui pazienti della reumatologia di Pisa, lo studio giapponese di Yamano, e l’ultimo studio di Fluge e Mella. Il post con la spiegazione dei dati, gli esami possibili (che esistono già negli ospedali italiani) e con le eventuali prospettive terapeutiche, è in preparazione.

Pubblicato lo studio metabolomico della Cornell

E’ stato pubblicato ieri anche lo studio metabolomico della Cornell University, che era stato annunciato nel corso di un webinar con Maureen Hanson, a inizio settembre.

Curiosamente non riesco ad accedere allo studio (credo sia ancora in fase di revisione), sebbene il materiale supplementare sia disponibile. Comunque si tratta di uno studio su 17 pazienti donne in cui sono stati misurati 361 metaboliti (spettroscopia di massa). 35 metaboliti sono stati trovati significativamente alterati (per lo più ridotti). Molti di essi sono legati al metabolismo energetico e dunque questa riduzione si ipotizza possa essere associata alla fatica fisica e mentale di questi pazienti.

Ricordo dal webinar che la Hanson osservava che i risultati presentavano diverse analogie con quelli dello studio Naviaux, ma anche alcune differenze. Il webinar, per chi volesse, è qui.

Questo è invece il link al riassunto dello studio e al materiale supplementare.

Dal materiale supplementare si deduce che i percorsi metabolici maggiormente alterati sono: il metabolismo della taurina e della ipotaurina, quello dell’acido biliare, quello del gliossilato e del decarbossilato, quello dei glicerofosfolipidi, degli acidi grassi e il metabolismo delle purine (ATP, ADP).

HHV-6 e fatica

n questo documento si anticipa una ricerca in corso, in cui si proverà a stabilire il meccanismo attraverso il quale una infezione cronica genera la fatica. Il patogeno esaminato è lo human herpes virus 6 (HHV-6), e risultati preliminari suggeriscono che un RNA espresso dal virus durante l’infezione acuta o la riattivazione, inneschi una catena di segnali che in definitiva riducono la produzione di ATP da parte dei mitocondri.

Nell’ultimo studio di Fluge e Mella è stato in effetti trovato un frammento di una catena di segnali che in definitiva riduce l’espressione del piruvato deidrogenasi, un enzima cruciale per il corretto dialogo fra glicolisi e ciclo dell’acido citrico, e quindi per la efficiente produzione di energia.

Si aggiungono pezzi di questo mosaico, che tuttavia è enorme e presenta tantissime lacune.

Verranno usati dei pazienti ME/CFS per verificare e meglio definire questa teoria.

Global Lyme Alliance

Global Lyme Alliance è una organizzazione che si occupa di raccogliere fondi e destinarli a progetti di ricerca meritevoli, sulla malattia di Lyme. Il comitato scientifico comprende il premio Nobel Luc Montagnier, il ricercatore Andreas Kogelnik (noto per lo più per i suoi studi sulla ME/CFS con Montoya), e l’oncologo (e paziente Lyme) Neil Spector, autore di diversi brevetti per chemioterapici.

Nuovi studi su antibiotici per le forme persistenti

Dovrò leggere tutto lo studio con attenzione, comunque il gruppo di Zangh della Johns Hopkins University ha provato a replicare i risultati di un recente studio della Northeastern University (Sharma B et al. 2015) in cui si dimostrava l’efficacia – in vitro – di dosi pulsate di amoxicillina e ceftriaxone sul fenotipo persistente di Borrelia burgdorferi. I risultati sembrano confermare lo studio precedente, pur dimostrando però che la combinazione doxiciclina/cefuroxima/daptomicina ha una efficacia maggiore sui batteri che vivono nelle colonie delimitate da biofilm.

Lo stesso gruppo ha dimostrato in un altro studio (Feng J et al. 2016) che la combinazione artemisinin/cefoperazone/doxiciclina risulta efficace contro i ‘corpi rotondi’ (un tipo di forma persistente) indotti dalla amoxicillina, in vitro. Già, perché le forme persistenti sono indotte anche dagli antibiotici!