Ricercatori italiani che hanno pubblicato sulla ME/CFS

Ricercatori italiani che hanno pubblicato sulla ME/CFS

In questo post – che aggiornerò via via – elenco i ricercatori italiani (medici e non) che hanno pubblicato articoli scientifici sulla ME/CFS. I cognomi sono in ordine alfabetico.

Bassi Nicola. Laurea in Biologia, con un dottorato di ricerca in scienze reumatologiche. Attualmente lavora ad Oslo. Il suo CV. Ha pubblicato su autoimmunità e genetica nella ME/CFS (Ortega-Hernandez OD et al. 2009).

Bazzichi Laura. Reumatologa presso la U.O. di Reumatologia della Università degli Studi di Pisa. Ha pubblicato diversi lavori sulla ME/CFS, il più recente – in collaborazione con altri ricercatori europei – riguarda la sovra espressione di due enzimi mitocondriali nei pazianti ME/CFS della Reumatologia di Pisa (Ciregia F et al 2016). Questo studio è stato discusso in questo mio articolo e citato anche in questo.

Carlo-Stella Nicoletta. Laurea in Medicina, dottorato di ricerca in Immunogenetica. Ha pubblicato diversi studi sulla ME/CFS, tra cui ricordiamo un lavoro su polimorfismi di geni codificanti per citochine, in cui si dimostrava una associazione statistica fra varianti alleliche dei geni per il TNF e l’INF-gamma e la ME/CFS (Carlo-Stella N et al. 2006) e uno studio sulle caratteristiche demografiche dei pazienti italiani di ME/CFS (Carlo-Stella N et Cuccia M, 2009). Ha partecipato alla stesura dei Criteri di Consenso Internazionali (Carruthers BM et al. 2011) affianco a studiosi quali Nancy Klimas, Kenny De Meirleir, Lucinda Bateman, David Bell, e John Chia.

Ciregia Federica. Laureata in Biologia, con un dottorato di ricerca in Nuerobiolgia. Esperta di proteomica. Ha pubblicato – insieme alla prof. Bazzichi – il già citato lavoro sulla sovra espressione di due enzimi mitocondriali nei pazianti ME/CFS della Reumatologia di Pisa (Ciregia F et al 2016). Questo studio è stato discusso in questo mio articolo e citato anche in questo.

Memeo Lorenzo. Laurea in Medicina e specializzazione in Patologia Clinica. Insieme a Gabriella Timpanaro, ha contribuito a uno studio in cui il medico canadese Byron Hyde discute la sua ipotesi secondo la quale la ME sarebbe una infezione cronica da enterovirus e la CFS sarebbe invece un insieme di patologie varie (difetti del collagene, malattie mitocondriali, patologie cardiovascolari etc) che non sono state riconosciute e diagnosticati correttamente. Ci sono alcuni dati sperimentali, ma non si tratta di un articolo scientifico tradizionale. Memeo e la collega Gabriella Timpanaro hanno fornito delle biopsie gastriche per il gruppo di controllo. Infatti – secondo la teoria di Hyde – un modo per diagnosticare l’infezione da enterovirus cronica, ritenuta alla base della ME, sarebbe un esame infettivologico del tessuto gastrico. Lo studio si trova qui.

Pagnoni Giuseppe. Laureato in fisica, con un dottorato di ricerca in neuroscienze. Esperto in neuroimaging funzionale. Professore nell’area scientifico disciplinare di Fisiologia, presso la facoltà di Medicina e Chirurgia della Università di Modena e Reggio Emilia. Nel 2014 ha pubblicato un lavoro sulla disfunzione dei gangli della base nella ME/CFS (Miller AH et al. 2014). Ho discusso questo lavoro qui.

Tirelli Umberto. Direttore del Dipartimento di Oncologia Medica, presso il CRO di Aviano. Ha pubblicato diversi lavori sulla ME/CFS fin dalla prima metà degli anni novanta. Tra questi ricordiamo uno studio sulle sottopopolazioni linfocitarie nei pazienti ME/CFS (Tirelli U et al, 1994) – che ho citato qui – e uno lavoro sull’impiego della metodologia PET cerebrale (Tirelli U et al. 1998) – di cui ho parlato qui.

Casi di coinvolgimento del tronco encefalico nella malattia di Lyme

Questo articolo è una parte di un articolo più grande (vedi qui) da cui ho estrapolato solo le sezioni che riguardano la Lyme.

Una malattia della materia bianca?

E’ interessante notare che le alterazioni al livello del tronco encefalico descritte nella ME/CFS (vedi qui) in generale non si ritrovano nella post-treatment Lyme disease syndrome (PTLDS), una condizione spesso assimilata alla ME/CFS (vedi questo post). In effetti uno studio SPECT del 1997 su 13 pazienti con sintomi cronici della malattia di Lyme, rivelò ipoperfusione principalmente in regioni fontali (corticali e sub-corticali) (Logigian EL et al. 1997). Alcuni anni dopo, Fallon e colleghi riportarono (metodo SPECT) ipoperfusione nella materia bianca dei lobi parietali e temporali in 11 pazienti con PTLDS (Fallon B et al. 2003), e osservarono che la patologia si configurava come un disturbo della materia bianca. Anche Donta  e colleghi riportarono – in uno studio SPECT su 183 pazienti Lyme con sintomi cronici – ipoperfusione nei lobi frontali, parietali e temporali (Donta ST et al. 2012). Uno studio PET del 2002 evidenziò la presenza di ipometabolismo nei lobi temporali, parietali e frontali (Newberg A et. al. 2002) e uno studio analogo del 2009 confermò l’ipometabolismo nei lobi temporali e parietali, e anche nelle più profonde aree limbiche (Fallon BA et al. 2009). Coerentemente, l’uso della risonanza magnetica spettroscopica nella neuroboreliosi, ha rilevato un incremento significativo del rapporto Cho/Cr nella materia bianca dei lobi frontali, in assenza di lesioni apprezzabili del parenchima (Ustymowicz A et al. 2004) e un caso analogo è stato descritto nel presente sito (vedi qui). Emerge dunque una differenza sostanziale tra le anomalie della ME/CFS – che riguardano il tronco encefalico – e quelle della PTLDS, che invece incidono essenzialmente su materia bianca e grigia dei lobi temporali e parietali. Questa differenza probabilmente è dovuta al fatto che, sebbene la PTLDS venga spesso superficialmente accostata alla ME/CFS, di fatto solo una piccola percentuale dei pazienti PTLDS soddisfa i criteri per la ME/CFS (il 13%, secondo una stima, Bujak DI, 1996).

Infezione diretta del tronco encefalico

Detto questo, è possibile però rintracciare in letteratura descrizioni di malattia di Lyme con un coinvolgimento del tronco encefalico in almeno cinque casi, che riporto nel seguito.

  1. L’autopsia di un uomo (NY, USA) con demenza progressiva e fatale a seguito di esposizione a B. burgdorferi, rivelò gliosi nella substantia nigra (mesencefalo), oltre che nel talamo. Il trattamento antibiotico portò a un miglioramento temporaneo, ma la malattia recidivò dopo la fine del trattamento e il paziente è deceduto (Waniek C et al. 1995).
  2. La risonanza encefalica di un uomo di 28 anni (NY, USA) dimostrò zone iperintense al livello dei peduncoli cerebellari e della regione dorsale del pons (i peduncoli cerebellari collegano il cervelletto al tronco encefalico). Le medesime regioni erano sede di ipermetabolismo (PET). L’uomo aveva sierologia positiva per B. burgdorferi, e l’esame del liquor dimostrò la produzione intratecale di anticorpi per il medesimo battere, oltre che bande oligoclonali e aumento delle proteine. Si decise di somministrare ceftriaxone in vena per 1.5 mesi. Inizialmente le lesioni progredirono, per risolversi un mese dopo. La sierologia rimase positiva, sebbene attenuata (Kalina P. et al. 2005). Interessante notare che i sintomi prominenti del paziente – prima dell’intervento – erano movimenti non coordinati (atassia) e fatica.
  3. Una donna di 64 annia si presenta all’osservazione dello specialista  (Arau, Svizzera) dopo due mesi di dolore nucale, disartria (difficoltà nell’articolare le parole), dismetria (difficoltà nell’eseguire i movimenti fini), fatica e disbasia (disturbi dell’andatura). La risonanza magnetica evidenziava zone iperintense al livello del mesencefalo, del cervelletto, dell’ipotalamo e del talamo. Il trattamento con ceftriaxone in vena risolse i sintomi e le lesioni cerebrali (Haene A 2009).
  4. Una donna di 28 anni si presentò all’ospeale di Zurigo (Svizzera) con una storia di febbre, fatica, mal di testa, dolore nucale, vertigini, perdita di peso e un episodio recente di morso di zecca (8 settimane prima). Gli esami rivelarono la sintesi di anticorpi conto proteine di B. burgdorferi nel siero (IgM per OspC e IgG per OspC, p18, VlsE) e nel liquor (IgM per OspC, p39, VlsE e IgG per VlsE e p41). La risonanza magnetica evidenziò regioni iperintense al livello del tronco encefalico (pons) e nei nervi vestibolari. Gli esami liquorali per virus neurotropici (EBV, CMV, HIV, HSV, VZV) erano negativi. I sintomi si risolsero dopo 3 settimane di ceftriaxone in vena (Farsha-Amacker NA et al. 2013).
  5. Una donna di 54 anni si presenta nel 2009 in un ospedale olandese per problemi di vertigini, di coordinamento nell’andatura (andatura atassica), perdita di udito, dimagrimento eccessivo. La risonanza magnetica dimostrò diverse aree iperintense nella materia bianca di ambo gli emisferi. Gli esami del sangue risultarono normali. In seguito la donna si trasferì negli Stati Uniti e nel 2011 fu esaminata da degli specialisti della Università di Pittsburg i quali evidenziarono una condizione di fatica e debolezza associati a nistagmo, problemi cognitivi, dismetria, deambulazione atassica, Babinski positivo bilateralmente. Una nuova risonanza magnetica (2011) confermava la presenza di lesioni nella materia bianca periventricolare di ambo gli emisferi, ma anche nel pons e nel cervelletto. Un esame del liquor rivelò un elevato livello di proteine (324 mg/dl, rif. 15-45), elevato livello di IgG (65.6, rif 0.8-7.7), bande oligoclnali (IgG index = 0.89, rif. <0.6), produzione intratecale di anticorpi contro B. burgdorferi, in particolare per  p18 (DbpA), p23 (OspC), p41 (flagellina), p58 (?). Tuttavia la PCR risultava negativa per questo battere, nel liquor. Esami infettivi per virus neurotropici tutti negativi. Negativi anche tutti gli anticorpi anti-neuronali testati. Sulla base di questi dati, e sentito il parere di un infettivologo, si decise di intraprendere un trattamento di un mese con ceftriaxone IV (2 g/die) che portò a risoluzione della atassia e della sordità, con un miglioramento nella fatica. Nel 2012 la paziente esegue una risonanza di controllo in cui risultano ancora presenti le lesioni evidenziate nel 2011, ma leggermente ridotte quelle del mesencefalo. La paziente risulta migliorata nei suoi sintomi neurologici, ma permane una condizione di fatica cronica e di deficit nella memoria breve (Verma V et al. 2014).

Nei casi 2, 3, 5 esiste una relativa sicurezza che le lesioni mesencefaliche fossero dovute a infezione diretta da parte di B. burgdorferi, infatti le stesse sono regredite (casi 2 e 3) o migliorate (caso 5), dopo somministrazione di ceftriaxone in vena. Il caso 1 è anomalo – in quanto il paziente è deceduto – e non è stato possibile confrontare le lesioni prima e dopo il trattamento. Nel caso 3 non è stata fatta una risonanza di controllo dopo il trattamento. Possiamo tuttavia concludere che:

  • l’infezione diretta del tronco encefalico da parte di B. burgdorferi è possibile, anche se altri studi sono necessari per confermare questa affermazione, e per indicare la prevalenza del fenomeno.

Ovviamente non è possibile escludere che le lesioni siano un prodotto indiretto della infezione, come per esempio l’effetto di autoanticorpi contro il tronco encefalico, o fenomeni infiammatori dovuti a citochine contenute nel flusso sanguigno e penetrate attraverso la barriera emato-encefalica. Se consideriamo gli studi SPECT (Logigian EL et al. 1997), (Fallon B et al. 2003), (Donta ST et al. 2012) e PET (Newberg A et. al. 2002), (Fallon BA et al. 2009) già citati, dovremmo dedurre che un interessamento del mesencefalo nella fase cronica della malattia di Lyme non sembra probabile. Eppure questa conclusione è affrettata, infatti tutti questi studi sono su popolazione USA, e noi sappiamo che l’interessamento del parenchima cerebrale è raro in caso di B. burgdorferi sensu stricto (la specie diffusa in USA), ed è invece più frequente nel caso della specie europea B. garinii (Ogrinc K et Maraspin V, 2015). Coerentemente, i casi 3, 4, 5 riguardano infezioni europee (Svizzera nei casi 2 e 3, Olanda nel caso 5). Per questi pazienti non abbiamo un follow-up negli anni successivi, ad eccezione del caso 5, in cui si riporta fatica cronica e deficit di memoria, insieme alla persistenza delle lesioni, quantunque parzialmente regredite dopo antibiotico. Il mio interesse per danni nel tronco encefalico in caso di malattia di Lyme nasce dal fatto che questo genere di danni è stato riscontrato nella ME/CFS (vedi qui) ed è associato a disfunzione dei gangli della base.

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Figura 1. Sezione coronale del cervello, all’altezza dei gangli della base. Ho evidenziato il putamen e il globo pallido, che compongono il nucleo lenticolare. Ho indicato altresì il talamo, il mesencefalo e il pons, già trattati in precedenza. Mesencefalo e midbrain sono sinonimi.

Il tronco encefalico

Il tronco encefalico è costituito essenzialemnte da tre strutture, il mesencefalo e il pons, che descrivo nel seguito (vedi figura 1), oltre che dalla medulla.

  • Mesencefalo, una struttura anatomica da cui partono importanti vie dopaminergiche, in contiguità spaziale con l’ipotalamo, che costituisce la centralina del sistema nervoso autonomo e del sistema endocrino. Dal mesencefalo si dirama il nervo cranico III, che controlla il movimento dei bulbi oculari, la apertura dell’iride, e le palpebre (Johns P 2014).
  • Pons, appena sotto il mesencefalo, raccoglie una enorme quantità di fasci nervosi ascendenti e discendenti. E’ l’origine di fasci ascendenti di neuroni colinergici, e di neuroni noradrenergici. Dal pons emergono il nervo craniale VII, coinvolto nei muscoli facciali e nella sensazione del gusto (Johns P 2014).

Mesencefalo, gangli della base e ME/CFS

Mesencefalo, gangli della base e ME/CFS

Questo articolo è una parte di un articolo più grande (vedi qui) da cui ho isolato solo le sezioni che riguardano la ME/CFS.

1.Il primo studio: mesencefalo nella ME/CFS

Nel 2014, un gruppo giapponese delle università di Osaka e di Tokyo, arruolò 9 soggetti con diagnosi di ME/CFS in uno studio in cui – per la prima volta in questo tipo di pazienti – si faceva uso di un particolare metodo diagnostico in grado di rilevare neuroinfiammazione (Nakatomi Y et al. 2014). La premessa teorica di questo metodo diagnostico è che:

  • le cellule immunitarie residenti nel cervello (microglia) aumentano l’espressione della proteina TSPO quando sono attivate (vuoi per una infezione, oppure a causa di un disturbo immunitario).
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Figura 1. Sezione sagittale del cervello. In rosso sono evidenziate le strutture anatomiche in cui è stata riportata una attivazione anomala della microglia nella ME/CFS. Figura tratta da questo sito, con modifiche. Midbrain sta per mesencefalo.

La molecola 11C-(R)-PK11195 si lega con alta specificità alla proteina TSPO, ed essendo radioattiva, costituisce un mezzo di contrasto ottimale per evidenziare aree di attivazione della microglia, tramite apparecchi PET (Chen MK et al. 2008). Ebbene, il gruppo giapponese, con questo metodo, ha rilevato uno stato di significativa attivazione della microglia (neuroinfiammazione), nelle aree del cervello indicate di seguito (e riportate in rosso in figura 1 e 2).

  1. Mesencefalo, una struttura anatomica da cui partono importanti vie dopaminergiche, in contiguità spaziale con l’ipotalamo, che costituisce la centralina del sistema nervoso autonomo e del sistema endocrino. Dal mesencefalo si dirama il nervo cranico III, che controlla il movimento dei bulbi oculari, la apertura dell’iride, e le palpebre (Johns P 2014).
  2. Pons, appena sotto il mesencefalo, raccoglie una enorme quantità di fasci nervosi ascendenti e discendenti. E’ l’origine di fasci ascendenti di neuroni colinergici, e di neuroni noradrenergici. Dal pons emergono il nervo craniale VII, coinvolto nei muscoli facciali e nella sensazione del gusto (Johns P 2014).
  3. Talamo, sopra il mesencefalo, contiene un gran numero di sinapsi, che collegano le fibre nervose ascendenti che raggiungono la corteccia. E’ la via di accesso alla corteccia. Nella parte posteriore ospita la ghiandola pineale, organo che rilascia la melatonina, un ormone che regola il ciclo sonno-veglia. Il talamo contiene uno strato di materia bianca (il nucleo intralaminare) che è coinvolto nello stato di veglia (Johns P 2014).
  4. Corteccia cingolata, si trova immediatamente sopra il corpo calloso (la congiunzione fra i due emisferi) ed è considerata parte del lobo limbico, il quale è coinvolto nei processi emotivi e nella memoria (Johns P 2014).
  5. Amigdala, si trova vicino al polo temporale, davanti all’ippocampo (figura 2). E’ coinvolta nelle risposte emotive, in particolare quelle che presentano una connotazione di collera, paura, ansia. Più precisamente, l’amigdala stabilisce il tipo di emozione da associare a una data situazione. Per svolgere questo compito integra informazioni di tipo sensorio e di tipo cognitivo provenienti dalla parte superiore del cervello. Le proiezioni dell’amigdala innervano poi l’ipotalamo, il mesencefalo e il pons, regolando la risposta del sistema nervoso autonomo in funzione delle circostanze (Johns P 2014).
  6. Ippocampo, è in stretta relazione anatomica con il ventricolo laterale, ed è lambito dal liquor in esso contenuto. E’ in contatto con l’amigdala (figura 2). E’ coinvolto nella formazione di nuove memorie, soprattutto quelle di tipo episodico (avvenimenti della propria vita), contiene mappe (strade, piazze, percorsi di montagna, disposizione degli ambienti negli edifici) e alcune delle memorie biografiche (Johns P 2014).
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Figura 2. Amigdala e ippocampo.

Il picco di captazione del radiolegante (e quindi di infiammazione) fu riportato al livello del nucleo intralaminare del talamo sinisto, una struttura anatomica coinvolta nel sistema di attivazione reticolare, che gioca un ruolo nello stato di veglia e nella consapevolezza (come detto sopra) (vedi figura 3). La lateralizzazione della infiammazione (con prevalenza a sinistra) rimane un fenomeno difficile da spiegare. La infimmazione della amigdala risultò inoltre direttamente proporzionale alla gravità dei sintomi cognitivi. Si osservi che le strutture anatomiche interesate sono vicine fra loro, sono prossime al piano sagittale (il piano di simmetria del corpo umano), e sono nella parte bassa del cervello.

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Figura 3. Il talamo sinistro risulta la regione più colpita da neuroinfiammazione nello studio giapponese su 9 pazienti ME/CFS. Si vede anche però l’estensione della lesione infiammatoria nella parte alta del mesencefalo omolaterale.

3.Confronto con studi precedenti

Una disfunzione del mesencefalo era stata già indicata in diversi studi precedenti, nella ME/CFS. Ipoperfusione del tronco enecfalico (mesencefalo+pons+medulla) fu evidenziata con l’uso della SPECT (Costa DC et al. 1995), mentre l’ipometabolismo della medesima regione fu dimostrato 3 anni dopo in Italia, usando la PET (Tirelli U et al. 1998). Ed è interessante notare che in entrambi questi studi il difetto nel tronco enecefalico differenzia la ME/CFS dalla depressione (in cui il tronco enecefalico sembra intatto, a differenza delle regioni frontali, che risultano più gravemente colpite nella depressione che nella ME/CFS). Diversi anni dopo l’uso di una risonanza magnetica volumetrica ha permesso di rilevare una perdita consistente di volume nel tronco encefalico, e in particolare nel mesencefalo (Barden LR et al. 2010). Un quelche tipo di danno o di patologia del mesencefalo è dunque da considerare plausibile nella ME/CFS.

3.Il secondo studio: gangli della base nella ME/CFS

Un mese dopo la pubblicazione dello studio giapponese di cui ho parlato sopra, venne pubblicato un lavoro sul malfunzionamento dei gangli della base in 18 pazienti ME/CFS (Miller AH et al. 2014). I gangli della base sono costituiti principalmente da materia grigia posizionata in profondità nei due emisferi, organizzata in diverse strutture anatomiche coinvolte nella cognizione, nel comportamento e nel movimento. Il principale componente dei gangli della base è il corpo striato, a sua volta divisibile in nucleo lentiforme (un oggetto lenticolare che si trova tra l’amigdala e la parte superiore del ventricolo laterale) e nucleo caudato (una specie di C, che si collega al nucleo caudato a livello di una sua estremità) (figura 4). Il nucleo caudato si divide ancora in putamen (la parte più lontana dal piano sagittale) e il globo pallido, che è la parte più interna (vedi figura 5).

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Figura 4.I gangli della base nella loro collocazione all’interno del cervello (a destra) e nella loro divisione in corpo lenticolare e corpo caudato, a sinistra.
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Figura 5. Sezione coronale del cervello, all’altezza dei gangli della base. Ho evidenziato il putamen e il globo pallido, che compongono il nucleo lenticolare. Ho indicato altresì il talamo, il mesencefalo e il pons, già trattati in precedenza. Mesencefalo e midbrain sono sinonimi.

Da un punto di vista funzionale, il corpo caudato e il putamen costituiscono un organo unico (detto striatum) il quale si occupa di ricevere input dalla corteccia cerebrale, mentre il globo pallido è l’unità di output, che invia segnali al talamo (figura 5). In particolare il putamen rivece gli input motori, mentre il caudato riceve segnali dalla corteccia prefrontale, che riguardano aspetti cognitivi e comportamentali. Un difetto nel putamen si associa al parkinsonismo, mentre una disfunzione nel nucleo caudato è associata al disturbo ossessivo-compulsivo. La regione in cui il nucleo caudato si inserisce nel nucleo lenticolare prende il nome di striato ventrale, o anche nucleus accumbens. Questa struttura sembra implicata nella motiviazione, e svolge un ruolo nella dipendenza da sostanze (Johns P 2014).

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Figura 6. Lo striatum (nucleo caudato e putamen) riceve segnali dalla coreccia, il globo pallido trasmette segnali al talamo. In particolare il putamen rivece gli input motori, mentre il caudato riceve segnali dalla corteccia prefrontale, che riguardano aspetti cognitivi e comportamentali.

Ebbene, lo studio di Miller dimostrò che nei pazienti ME/CFS si riscontrava una attivazione deficitaria nel caudato e nel globo pallido, tanto maggiore quanto maggiore è la fatica dei pazienti esaminati. Gli autori in particolare fanno notare che disfunzioni del globo pallido (e dei circuiti che partono da esso e finiscono nel talamo e nella corteccia prefrontale) sono note per essere associate alla ‘apatia’, ovvero alla incapacità di produrre pensieri. Gli autori sembrano, nelle loro argomentazioni, sfumare uno nell’altro i concetti di fatica e apatia. Nella ME/CFS la fatica è una cosa diversa, ha una componente fisica importante, però è possibile che la incapacità di produrre pensieri giochi un ruolo in alcuni soggetti, come nel mio caso, ad esempio: l’incapacità di formulare pensieri è stato il sintomo peggiore della mia malattia (e quello prodromico), e ha condizionato più di un decennio della mia vita. Al contrario del precedente studio, in cui l’infimmazione prevaleva nella parte sinistra del cervello, in questo articolo si parla di una disfunzione prevalentemente destra del globo pallido e del nucleo caudato (vedi figura 7) (Miller AH et al. 2014). Quello che possiamo osservare – in base alle nozioni teoriche introdotte e ai dati di questo studio – è che i gangli della base risultano compromessi nelle funzioni di input e di output dei processi cognitivi, ma non di quelli motori (figura 6). Vale la pena anche segnalare che uno degli autori dello studio Miller è italiano: si tatta del biofisico Giuseppe Pagnoni.

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Figura 7. Il nucleo caudto e il globo pallido sono disfunzionali nella ME/CFS, con disfunzione peggiore nell’emisfero destro (Miller AH et al. 2014).

4. Mesencefalo e gangli della base, il collegamento

L’attività dei gangli della base è facilitata dal neurotrasmettitore dopamina, il quale è fornito dal tratto nigrostriatrale, un fascio nervoso che si origina dal mesencefalo, in particolare dalla substantia nigra e si innesta nel putamen  (vedi figura 8). Questa semplice constatazione anatomica permette di trovare un nesso fra lo studio giapponese – che evidenziava una infiammazione del mesencefalo (Nakatomi Y et al. 2014) – e lo studio di Miller che ha invece riportato un ipofunzionamento dei gangli della base (Miller AH et al. 2014). In base a quanto visto sin qui, possiamo ipotizzare che:

  • un insulto infiammatorio a livello del mesencefalo nella ME/CFS determina un danno a livello del mesencefalo stesso (ipoperfusione, ipometaboismo e ipovolume) e un difetto funzionale dei gangli della base (meno evidente).

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Figura 8. Il tratto nigrostriatrale parte dal mesencefalo (substantia nigra, SN) e raggiunge il putamen (PUT). In figura sono evidenziati anche i collegamenti fra il globo palliso (GP), il talamo (THA) e il nucleo sub-talamico (STN).

E’ interessante notare che un meccanismo patologico simile a quello indicato sopra è stato chiamato in causa per la malattia di Parkinson e per una serie di disturbi simili, che rientrano nella categoria dei parkinsonismi. Nella malattia di Parkinson la morte di neuroni dopaminergici nel mesencefalo impoverisce i gangli della base di dopamina, dando luogo a una serie di sintomi caratteristici: akinesia (povertà di movimenti), bradikinesia (lentezza dei movimenti), rigidità, tremore (nel 75% dei casi), apatia (i pensieri restano congelati) e altre alterazioni del pensiero (Johns P 2014). Recentemente si apprezza maggiormente anche il ruolo della disautonomia nella malattia di Parkinson (Goldstein DS 2014).