ME/CFS su Nature.com

ME/CFS su Nature.com

Un articolo su Nature.com (Maxmen A. 2017) riporta alcuni dei risultati recenti della ricerca sulla ME/CFS. Si parla di Ronald Davis, e del suo rilevatore che permette di avere una rapida misura del metabolismo cellulare. In particolare si parla di un esperimento – eseguito con questo apparecchio – di cui non era pervenuta notizia fino ad oggi: le cellule bianche di sei pazienti ME/CFS, esposte al comune sale (NaCl presumo), non riescono a riprendersi altrettanto bene di quelle del gruppo di controllo.

“Mio figlio non è in grado di leggere, di ascoltare la musica, di parlare, di scrivere. Ma le sue analisi del sangue di routine sono normali” dice Ronald Davis a proposito del figlio Whitney, il cui cattivo stato di salute lo ha indotto a occuparsi di questa malattia. “Non si tratta di un esercizio accademico” – dice Davis – “mio figlio è in gravi condizioni.”

Viene riportato anche un commento di Ian Lipkin – epidemiologo alla Columbia University – che osserva come la ME/CFS sia reale, e sia un complesso gruppo di malattie. Quindi per Lipkin (a differenza della visione di Davis e di altri) siamo di fronte a un gruppo di malattie. Tutte sconosciute alla scienza attuale. Un nuovo continente da esplorare.

Si viene a sapere da questo articolo (l’autrice Amy Maxmen è bene informata, più di me a quanto pare) che Lipkin avrebbe già individuato una precisa alterazione della flora intestinale in 21 pazienti ME/CFS con comorbidità intestinale (un sottogruppo?). Gli effetti di questa alterazione sarebbero anche stati individuati e descritti. L’articolo è stato sottoposto per la pubblicazione sul giornale Microbiome.

Si parla anche dello studio di Avindra Nath che ha reclutato il primo paziente per una analisi di campioni di sangue, liquido spinale, saliva e feci. In questi campioni si esamineranno metaboliti, la risposta immunitaria, la flora batterica intestinale, e altri parametri.

Dapsone? Parliamone

Dapsone? Parliamone

Il dapsone, proposto recentemente come una terapia per le forme persistenti di Borrelia burgdorferi (Horowitz R et al. 2016), in realtà non risulta più efficace della cefuroxima o della doxiciclina, secondo degli esperimenti in vitro del gruppo di Zhang (Feng J et al. 2017) (vedi tabella sotto). Quindi non esisterebbe un vantaggio nell’uso del dapsone al posto dei farmaci comunemente usati nella malattia di Lyme da alcuni decenni, ovvero doxiciclina e cefalosporine. Bisogna dire però che si sta parlando di studi in vitro.

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Come accennato sopra, Horowitz e colleghi hanno tuttavia riportato un beneficio in 100 pazienti cronici (post-treatment Lyme disease syndrome) trattati con dapsone associato a vari altri farmaci. Lo studio non è in doppio cieco e il trattamento non è lo stesso per ciascun paziente. Quindi è difficile trarre delle conclusioni sulla importanza del risultato. Inoltre il miglioramento sembra modesto: se consideriamo la fatica pre e post trattamento, ad esempio, si ha un miglioramento dell’11% nella scala adottata (vedi tabella sottostante). Sembrerebbe un effetto irrisorio, sovrapponibile forse ad un effetto placebo.

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Così, mentre le università di Stanford, John Hopkins, e Northeastern si affannano a cercare farmaci che possano superare il limite delle terapie attuali (vedi questo articolo ad esempio), Richard Horowitz propone come ultima frontiera delle cure anti-Borrelia un farmaco che non è più efficace di quelli in uso da alcuni decenni. E’ vero, Horowitz non ha dato fino ad ora nessun contributo significativo alla ricerca sulla malattia di Lyme, però lascia ai posteri una spassosa canzoncina su questo spietato male (vedi sotto). So che è la disperazione ad accecare le capacità di giudizio dei pazienti, che da tutto il mondo finiscono nello studio di Horowitz, e lo capisco. Quello che dispiace è che esista chi cerca di fare affari su questa disperazione.