Su questo edificio, che vedo anche ora dalla finestra affianco al letto, seguo ogni giorno l’ombra del mio palazzo che scivola: è una clessidra monumentale, conta le giornate che perdo malamente. I panni stesi sono sporadici in realtà, e aggiungono una nota di colore. Sono evocativi per me, ne feci anche un acquerello quasi 20 anni fa. Sono osservatori attoniti dell’abisso, nel posto sbagliato al momento sbagliato, messi lì per il volere di qualcun altro; vicini eppure soli. Ma basta un po’ di vento perché inizino a danzare e a incontrarsi; e alcuni prendono il volo. Mi sembra una metafora della vita.

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Un pensiero su “La clessidra

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