Achille piè veloce, parte quinta

Achille piè veloce, parte quinta

Parti precedenti: prima, seconda, terza, quarta.

La metamorfosi

I miei tre lettori (il pescatore filippino è stato esonerato perché ha finalmente trovato una fidanzata) si saranno probabilmente smarriti nell’ultimo paragrafo della recensione. Lo so cosa avete pensato, con sollievo, dopo aver dubitato per un po’ delle vostre capacità di decifrare il testo: “povero Paolo, l’isolamento gli fa male, lo abbiamo perso; peccato, era tanto un brav’uomo”. Ma riflettete un attimo: un testo che parli del labirinto di Minosse non può essere lineare. Se devo descrivervi una solitudine senza porte che si aggroviglia su se stessa, devo farvi smarrire con tutti i mezzi a mia disposizione, tra i quali si annovera anche la costruzione del periodo. Esatto, sono stato Dedalo; ma ora sarò Arianna: seguite il filo di voce del navigatore.

La chiave a sei piedi è lo scarafaggio nel cui carapace Gregor Samsa si incarna una mattina, all’inizio del racconto La Metamorfosi di Franz Kafka, il celebre tisico di Praga (R), più volte evocato da me qui e da Benni nel romanzo. L’esapode, a cui sembrano alludere i due atlanti di entomologia presenti nella libreria di Achille, è la metafora dello scrittore, per come la vedo io; la muta necessaria da farfalla a mostro estromesso dal quotidiano, a cui l’artista deve soccombere per poter vivere. Achille, il minotauro, è proprio la metamorfosi di Lello Isolani: rappresenta la solitudine nera a cui attingerà la sua stilografica per poter scrivere finalmente il secondo romanzo.

Amore senza possesso

Ulisse ama Pilar, ma il loro incontro non ha prodotto neanche un verso, non ha ispirato un solo racconto. Perché? Perché se vivi l’amore, lo consumi tutto nel mondo reale. Non resta nulla da scrivere. E perché poi si dovrebbe scrivere? E quando? Se vivi, non hai tempo per sognare, non ne hai neanche bisogno. L’unica vera necessità dell’arte è l’assenza, il vuoto. Bisogna rinunciare a vivere tra gli uomini, per poterli ritrarre. Tutti gli artisti a tempo pieno si svegliano un giorno blatte, oppure mostri macrocefali su una sedia motorizzata. Io mi sono svegliato una notte per la carezza saettante di una blatta sul volto, a proposito, ma immagino che non mi valga il tesserino di artista. Era da un po’ che le tolleravo nel mio appartamento. Erano salite dallo scarico del lavandino, ma questo è un altro discorso.

Orfeo scese negli Inferi solo per adempiere a un dovere, per lasciare un mito d’amore pulito agli adolescenti dopo di lui; ma lui il tarlo dentro lo aveva già, ben prima di voltarsi e di uccidere Euridice con lo sguardo, una seconda volta (R). Io li posso immaginare i suoi pensieri inconfessati, mentre recitava la parte dell’eroe. Orfeo, a chi vuoi darla a bere? Tu Euridice non la rivolevi a casa, neanche per sogno: senza di lei avevi tirato un sospiro di sollievo e trovato la tua vocazione. Potevi cantare la sua mancanza, amarla davvero, per la prima volta, affrancato dalle imperfezioni della vita, dagli imbarazzi, dai tempi morti, dai cattivi odori, dai dubbi, dalla stanchezza. Immagino Orfeo che torna a casa, dagli Inferi, a mani vuote, con il respiro che esita davanti a quel vuoto definitivo, ma anche sollevato dal vuoto. Si immerge nella vasca, al buio, come un tonno tra l’acqua e la morte, e ricorda i bagni con Euridice: la vede emergere come un trionfo dalle bolle, lucida per il velo liquido che resta aderente ai fianchi voluttuosi e alle gambe di tenera gazzella, come una calza che non si sfila mai, per quanto si provi.  Solo ora che è definitivamente morta, riesce a sentire davvero la sua presenza intelligente e intensa, a non darla per scontata, a cantarla per il resto della sua vita. Quando suo padre non rientrò più a casa la sera dopo il lavoro, Orfeo cominciò a cercare il segreto del suo volto e non ha mai smesso. Allo stesso modo, la mano ora può svegliarsi e disegnare Euridice per sempre: gli occhi sono delle virgole oblique che inquadrano le iridi grandi d’acqua; la simpatia del mento arrotondato e impercettibilmente sghembo è più perfetta di ogni simmetria; gli zigomi larghi e fieri raccontano di popolazioni che inseguirono le migrazioni di ungulati attraverso la distesa di solitudini orientali.

A volte penso che gli uomini abbiano inventato la guerra per poter amare davvero le proprie donne, dal fronte: la guerra è stata necessaria all’umanità per poter amare in pace. E trasmettere così la nostra semenza: forse senza le guerre saremmo tutti morti.

Così è Achille che scrive il secondo romanzo di Lello, glielo invia a pezzi, per e-mail, dopo ogni loro incontro, utilizzando come spunti gli echi del mondo esterno che Ulisse si porta addosso, come il fumo di una sigaretta. Achille è il Cyrano che ama Pilar/Rossana attraverso la penna, mentre Ulisse è il Cristiano che se la bacia. Achille può scrivere ma non può vivere, mentre Ulisse può vivere la sua Pilar, ma non ne riesce a scrivere. Sono uno l’angolo esplementare dell’altro e insieme realizzano la duplicazione del numero irrazionale, la P achea, necessaria a ottenere uno scrittore.

La sesta parte è disponibile qui.

Parvovirus B19 e Sindrome da Fatica Cronica

Parvovirus B19 e Sindrome da Fatica Cronica

La versione in inglese di questo articolo è disponibile qui.

Introduzione

Il parvovirus B19 è un virus a singolo filamento di DNA con un tropismo per i precursori degli eritrociti di Homo sapiens. Fu scoperto nel 1975 (Cossart YE et al. 1975) ma fu classificato come patologico per gli esseri umani solo nel 1981 (Pattison JR. et al. 1981). Il suo genoma consiste in un DNA lineare a filamento singolo con una lunghezza di 5,600 basi che include i geni per le due proteine ​​del capside VP1 e VP2 e per la proteina non strutturale NP1 (Trösemeier JH. et al. 2014). La sua classificazione linneana è quella riportata nella tabella sottostante. Il parvovirus B19 ha un diametro di soli 25 nm, e a questo deve il suo nome: parvum è un aggettivo latino che significa piccolo. Nei bambini, l’infezione acuta è associata a erythema infectiosum (noto anche come quinta malattia). Negli adulti immunocompetenti può causare poliartrite simmetrica acuta, mentre nell’ospite immunodepresso l’infezione persistente da B19 si manifesta come aplasia eritroide pura e anemia cronica (Heegaard ED et Brown KE 2002). Il parvovirus B19 si diffonde attraverso le secrezioni respiratorie, come la saliva, l’espettorato o il muco nasale, quando una persona infetta tossisce o starnutisce [R]. Il virus può persistere nei globuli bianchi (Saal JG. et al. 1992).

Family: Parvoviridae
Subfamily: Parvovirinae
Genus: Erythroparvovirus
Species: Primate erythroparvovirus 1

Parvovirus B19 e sindrome da fatica cronica

Una forma di affaticamento cronico è stata descritta sia durante l’infezione acuta da parvovirus che durante la convalescenza (Kerr JR et al. 2001) ed è risultata associata a livelli elevati di TNF-α e INF-γ. Uno studio ha seguito 39 pazienti con infezione da Parvovirus B19 acuta per una media di due anni e ha riferito che 5  di loro (13%) hanno sviluppato la CFS. La maggior parte di loro aveva una PCR positiva e/o IgG positive nel sangue per B19. Il deterioramento nella memoria e nella concentrazione, il malessere post-sforzo e la mialgia erano presenti in tutti e cinque i soggetti. La prevalenza di IgG anti-VP1/2 era pressappoco la stessa nei pazienti e nei controlli, mentre le IgG anti-NS1 e il DNA nel siero erano più prevalenti nei pazienti che nei controlli (Kerr JR. et al. 2002). Nel 2009 Frémont e colleghi hanno cercato il DNA virale nelle biopsie intestinali (sia dell’antro gastrico che del duodeno) e hanno riscontrato una maggiore prevalenza di risultati positivi nei pazienti rispetto ai controlli. Eppure, i pazienti con PCR positiva per il DNA di Parvovirus B19 nelle biopsie avevano una PCR negativa nel sangue (Frémont M. et al. 2009). Un altro studio ha riscontrato una maggiore prevalenza di IgG anti-NS1 nei pazienti rispetto ai controlli, mentre il DNA del siero, l’IgG anti-VP1/2, l’IgM anti-VP1, l’IgM anti-NS1 non differivano tra pazienti e controlli. Gli anticorpi anti-NS1 erano associati a artralgia, tra i pazienti (Kerr JR. et al. 2010). Recentemente, un altro gruppo ha confermato una normale prevalenza di IgG anti-VP1/2 nei pazienti CFS, ma un contestuale un aumento di IgM anti-VP 1 e DNA sierico nei pazienti rispetto ai controlli (Rasa S. et al. 2016). Questi dati sono riassunti nella tabella sottostante.

Tipologia di test
ME/CFS
Controlli sani
valore p
Riferimenti
IgM o DNA 3/200 Chia JK. et Chia A. 2003
DNA in biopsie¹ 19/48 (40%) 5/35 (14%) 0.008 Frémont M. et al. 2009
DNA nel siero 3/5 (60%) 0/50 Kerr JR. et al. 2002
11/200 (5,5%) 0/200 NS Kerr JR. et al. 2010
34/200 (17%) 2/104 (1.9%) <0.0001 Rasa S. et al. 2016
0/32 Frémont M. et al. 2009
WBC DNA 1/5 (20%) 0/50 Kerr JR. et al. 2002
Anti-VP 1 IgM 4/200 0/200 NS Kerr JR. et al. 2010
16/200 (8%) 0/89 0.0038 Rasa S. et al. 2016
Anti-NS1 IgM 3/200 1/200 NS Kerr JR. et al. 2010
Anti-VP 1/2 IgG 4/5 (80%) 37/50 (74%) Kerr JR. et al. 2002
150/200 (75%) 156/200 (78%) NS Kerr JR. et al. 2010
140/200 (70%) 60/89 (67.4%) NS Rasa S. et al. 2016²
Anti-NS1 IgG 2/5 (40%) 8/50 (16%) Kerr JR. et al. 2002
83/200 (41.5%) 14/200 (7%) <0.0001 Kerr JR. et al. 2010

1: biopsie dell’antro gastrico e del duodeno. 2: il kit usato è questo. WBC, white blood cells.

In letteratura sono descritti almeno quattro casi di pazienti ME/CFS con infezione B19  attiva (DNA positivo nel sangue) trattati con successo con immunoglobuline per via endovenosa, con rapida risoluzione dei sintomi e eliminazione dell’infezione. In tre casi il trattamento è stato il seguente: 400 mg/kg/giorno per cinque giorni (Kerr JR. et al. 2003). Nel paziente rimanente la posologia non viene riportata (Jacobson SK. et al. 1997).

Discussione

L’infezione acuta da Parvovirus può evolvere in ME/CFS in più del 10% dei casi (Kerr JR et al. 2001), (Kerr JR. et al. 2002). Questa prevalenza è in accordo con la percentuale di coloro che sviluppano ME/CFS dopo infezioni sintomatiche da Giardia duodenalis (Mørch K et al. 2013), virus Epstein-Barr, Coxiella burnetii e Ross River virus (Hickie I. et al. 2006) (vedi anche questo post). Ciò suggerirebbe che diversi patogeni possono innescare un percorso comune che alla fine porta alla ME/CFS. Eppure, i marcatori di infezione attiva da Parvovirus B19 sono più comuni tra i pazienti ME/CFS rispetto ai controlli sani: questo è il caso del DNA virale nella mucosa gastrica (Frémont M. et al. 2009) e nel siero (Rasa S. et al. 2016) e delle IgM anti-VP 1 (Rasa S. et al. 2016). Inoltre, la sintesi di IgG specifiche per NS1 è significativamente più prevalente nei pazienti rispetto ai controlli, e questo tipo di anticorpi è stato documentato essere più frequente in caso di decorso più grave e persistente dell’infezione da B19 (von Poblotzki A. et al. 1995). Quattro casi di ME/CFS con infezione attiva da B19 sono stati trattati con successo con IVIG (Jacobson SK. et al. 1997), (Kerr JR. et al. 2003). Allo stesso tempo, la sieroprevalenza di B19 rispetto alle IgG contro le proteine VP 1/2 è la stessa nei pazienti e nei controlli (Kerr JR. et al. 2002), (Kerr JR. et al. 2010), (Rasa S. et al. 2016), il che significa che il numero di individui che contraggono il virus nella loro vita è lo stesso nei pazienti e nei controlli.

Conclusione

La sieroprevalenza del parvovirus B19 è la stessa nei pazienti ME/CFS e nei controlli, ma l’infezione attiva è più prevalente nei casi rispetto ai controlli. Inoltre, i pazienti hanno maggiori probabilità di avere anticorpi contro la proteina NS1, un marcatore di decorso persistente dell’infezione da B19. Le immunoglobuline in vena potrebbero essere un’opzione terapeutica nei pazienti ME/CFS con infezione attiva da B19.