Mercoledì della scienza 5

Mercoledì della scienza 5

Tradotto da Valentina Viganò. Documento originale qui.

Questo #OMFScienceWednesday, c’interessiamo di espressioni genetiche nella ME/CFS, misurando l’RNA in campioni di pazienti.

I geni, composti da DNA – si esprimono in RNA per compiere le loro funzioni cellulari, spesso traducendosi in proteine. La quantità di RNA espressa da ogni gene è regolata dalle nostre cellule in base alle informazioni fornite dal DNA, fattori di stress come le malattie, e il tipo di cellula in questione (ad es. cellule cerebrali o muscolari). Misurando la quantità di RNA espressa in cellule ematiche, ad esempio, si possono scorgere delle differenze tra le funzioni biologiche di pazienti con la ME/CFS e quelle delle persone sane.

Questo ci aiuta a capire quali delle funzioni potrebbero avere dei problemi e quali potrebbero essere attivate per gestire la malattia, oltre a quali malattie hanno regolamenti genetici simili, o come i pazienti stanno rispondendo a terapie diverse. Ad esempio, alcuni studi hanno dimostrato che i profili di espressione genetica della ME/CFS sono simili ad altre malattie infiammatorie o infettive.

Per maggiori informazioni sull’espressione genetica e le malattie consultate:

http://learn.genetics.utah.edu/content/science/expression/

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Mercoledì della scienza 4

Mercoledì della scienza 4

Tradotto da Paolo Maccallini. Documento originale qui.

Per questo appuntamento con il mercoledì della scienza, condividiamo con voi alcuni momenti salienti della conferenza dello Stanford Genome Technology Center (SGTC), tenutasi questa settimana. Si tratta di un evento annuale in cui il gruppo di ricerca che fa capo a Ron Davis si riunisce per condividere i propri risultati e per discutere le prospettive del proprio lavoro di indagine. Una intera sessione è stata dedicata alla ricerca sulla ME/CFS, e altre sessioni sono state riservate al lavoro svolto dal SGTC nei campi della biologia sintetica, degli approcci genomici alle malattie, e delle tecnologie diagnostiche.

Durante la sessione sulla ME/CFS, sono stati presentati degli aggiornamenti sul “Severely Ill Patients Study” (studio sui pazienti severi), finanziato dalla Open Medicine Foundation (OMF). Wenzhong Xiao ha evidenziato che:

  • i punteggi del questionario SF-36 (strumento utilizzato comunemente per la misura della qualità della vita) sono peggiori nella ME/CFS che nelle maggiori malattie note, e sono diversi dai risultati che si ottengono nella depressione e nelle malattie mentali in genere;
  • ci sono differenze significative in 21 citochine fra i pazienti e i controlli sani;
  • ci sono differenze significative in 27 test clinici fra i pazienti e i controlli sani, tra cui si segnala una riduzione del cortisolo del mattino nei pazienti rispetto ai controlli;
  • 63  metaboliti sono significativamente diversi nei pazienti rispetto ai controlli;
  • Esiste una sovrapponibilità fra la ME/CFS e la sindrome della risposta infiammatoria sistemica.

Questa è una massiccia collezione di dati che si presta ad ulteriori analisi. Molte idee sono state discusse tra una sessione e l’altra, tra cui le possibili applicazioni della modellistica matematica, della analisi genetica, la comparazione con altre malattie, e altro ancora. Tutti i dati raccolti sono messi a disposizione della comunità scientifica, per accelerare l’analisi! Per una lista dei test condotti sui pazienti si veda qui.

Laurel Crosby ha evidenziato quanto lontana sia arrivata la ricerca sulla ME/CFS presso il SGTC, grazie al supporto della OMF: partendo alcuni anni fa da un solo paziente e da finanziamenti inesistenti, si è arrivati a decine di pazienti, a una estesa raccolta di dati, a una rete fitta di collaboratori e a finanziamenti sia per il personale che per gli esperimenti. L’intero gruppo è estremamente grato per il supporto e per le prospettive scientifiche che esso apre!

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Riflessioni sulla malattia di Lyme

Riflessioni sulla malattia di Lyme

Mi è stato chiesto di scrivere due righe che potessero sintetizzare quali sono i problemi attuali nella malattia di Lyme e quali dovrebbero essere i campi di intervento per migliorare la situazione. Questi argomenti sono trattati nel blog, con un ampio corredo bibliografico. Ma volendo sintetizzare, ciò che segue è quello che penso.

“Il problema maggiore nella malattia di Lyme attualmente è quello rappresentato dai pazienti con sintomi cronici. Per questo gruppo di pazienti (che ricade sotto la entità nosografica denominata post-treatment Lyme disease syndrome, PTLDS) non esistono terapie approvate, in nessuna nazione europea e – a quanto ne so – nel mondo.

I pazienti sono da un lato sminuiti nella loro sofferenza da medici che negano l’obiettività dei sintomi cronici e dall’altro sono oggetto di vere e proprie truffe da parte di cliniche private che offrono test privi di validazione scientifica e terapie di efficacia non dimostrata e potenzialmente dannose.

Non è nota la causa della persistenza dei sintomi dopo le terapie raccomandate e le ipotesi considerate sono: persistenza della infezione, presenza di altri agenti patogeni non identificati e non trattati, disfunzioni immunitarie, danni residui ai tessuti, danno al microbiota. Nessuna di queste ipotesi è stata dimostrata in modo convincente.

Penso sia un dovere occuparci di questi pazienti, fino ad oggi completamente trascurati dalla medicina e rifiutati dal sistema sanitario. Sarebbe auspicabile una strategia di ricerca aggressiva che investighi i seguenti punti:

  • lo sviluppo di un test per la infezione attiva da Borrelia burgdorferi;
  • la ricerca della eziologia dei sintomi cronici, attraverso indagini immunologiche, metabolomiche, metagenomiche, genomiche, proteomiche, di espressione genica, di brain imaging etc;
  • trial clinici con terapie innovative per la fase cronica;
  • studi di microbiologia sul fenomeno della persistenza batterica, ormai ampiamente documentato in vitro nel caso di Borrelia burgdorferi (R);
  • studi di neuroimmunologia che approfondiscano il dato riportato in due ricerche di ampio respiro, secondo il quale il 50% di questi pazienti presentano anticorpi contro il sistema nervoso centrale e periferico (R).

Studi su questi ambiti sono già in corso negli USA, ma date le specificità europee dell’agente patogeno e delle manifestazioni cliniche, è possibile che i risultati ottenuti nel Nuovo Mondo non siano del tutto applicabili ai pazienti europei ed è pertanto necessario che le nostre università conducano le proprie investigazioni. Non ci si può adagiare sui risultati prodotti oltreoceano.

Bisogna incoraggiare i giovani ricercatori a scegliere questo campo per la loro carriera, presentando la malattia cronica come un problema insoluto e difficile da risolvere, ma affascinante in quanto interdisciplinare, a cavallo tra la microbiologia, l’immunologia, le neuroscienze, lo studio del metabolismo, la ingegneria degli strumenti diagnostici, la bioinformatica etc. Si deve inoltre sottolineare che lo studio di questa condizione cronica potrebbe avere ricadute positive su altre malattie, come ad esempio quelle neuroimmuni, con prospettive di grandi benefici per la collettività, che possono esulare dall’ambito della PTLDS.”

Mercoledì della scienza 1

Mercoledì della scienza 1

Settimanalmente, la dr.ssa Raeka Aiyar (Università di Stanford) fornirà un aggiornamento sui progetti scientifici della Open Medicine Foundation, una sorta di blog di qualità, da parte di una biologa con PhD e diverse pubblicazioni nel campo della genetica alle spalle. Segue la traduzione del primo post, con cui inauguriamo i mercoledì della scienza. La versione originale, in inglese, si trova qui.

“Per cominciare, cosa si intende quando si afferma che la ME/CFS è una malattia molecolare? La biologia molecolare si interessa di DNA, RNA, metaboliti, proteine, citochine – e ci sono evidenze di alterazioni in molti di questi parametri nella ME/CFS. La biologia molecolare offre nuovi punti di vista da cui studiare la ME/CFS: stiamo vivendo l’epoca d’oro delle tecnologie molecolari, come la genomica e le altre ‘omiche’ (transcriptomica, metabolomica, proteomica) che ci permettono di misurare in modo efficace, poco costoso e completo queste classi molecolari. Questi studi ci permettono di capire come funziona la malattia – per esempio quali virus possono innescarla o quali sono eventuali fattori di rischio genetico – ci permettono altresì di identificare marcatori molecolari che distinguono i pazienti dai controlli sani, e che possono essere utilizzati per diagnosticare la ME/CFS. In futuro, la biologia molecolare condurrà auspicabilmente a nuovi trattamenti su base molecolare: infatti identificare livelli alterati di alcuni metaboliti potrebbe suggerire dei modi per curare la ME/CFS.

Un ottimo esempio di quanto detto è rappresentato dal recente studio metabolomico pubblicato dal dr. Bob Naviaux (R), nel quale sono stati identificati numerosi metaboliti il cui livello è alterato nei pazienti ME/CFS. Questa ‘firma metabolica’ potrebbe essere utile come marcatore, e potrebbe aiutarci a capire l’origine della mancanza di energia lamentata da questi pazienti. La OMF sta supportando un secondo studio metabolomico, per confermare ed estendere i risultati del primo, e una collaborazione con il gruppo di Ron Davis in cui viene utilizzata la scansione del genoma dei pazienti per capire come la genetica influenza il metabolismo nella ME/CFS. Restate sintonizzati per altre notizie!”

OMF: Ampliare La Cooperazione Per Sostenere La Ricerca Notiziario di Ottobre

OMF: Ampliare La Cooperazione Per Sostenere La Ricerca  Notiziario di Ottobre


Il Giving Tuesday sta per Cominciare

Siamo entusiasti di annunciare che celebreremo ancora una volta il #GivingTuesday (“il martedì della donazione”) attraverso la triplicazione delle donazioni fatte a favore della OMF. Jack e Dilla Cosgrove e la loro famiglia hanno generosamente messo a disposizione 100,000 dollari per triplicare il tuo contributo a favore della ricerca.

Se doni 250 euro, la famiglia Cosgrove aggiungerà 750 euro, e il tuo contributo sarà di 1000 euro. WOW!

Siamo estremamente grati alla famiglia Cosgrove e ti incoraggiamo a partecipare alla nostra campagna Triple Giving Tuesday. La campagna inizierà martedì 17 ottobre e continuerà fino a martedì 28 novembre. (Foto Jack Cosgrove, Dilla Cosgrove, Jill Von Ebers, Chris Quinn, Linda Tannenbaum)

Il Giving Tuesday è diventata la più grande giornata filantropica del mondo. La Open Medicine Foundation (OMF) celebrerà ancora una volta questo evento internazionale attraverso le iniziative #TripleTuesdayOMF #GivingMEday #UnselfieME.


La OMF Rafforza i Suoi Legami Internazionali

Il tour mondiale di End ME/CFS ha posto le basi per molte nuove collaborazioni a livello internazionale. Siamo entusiasti di annunciare che con l’aiuto di una squadra di 35 traduttori volontari, la OMF potrà presto condividere notizie e comunicati nelle seguenti lingue.

  • Bengalese
  • Croato
  • Ceco
  • Olandese
  • Francese
  • Tedesco
  • Italiano
  • Giapponese
  • Norvegese
  • Polacco
  • Portoghese
  • Serbo
  • Spagnolo
  • Svedese

Abbiamo aggiunto al nostro sito internet una nuova sezione dedicata alle traduzioni in modo da renderle più facili da consultare. Vi invitiamo a condividerle con i vostri familiari e con gli amici in giro per il mondo.


Il Tour Mondiale di End ME/CFS Continua con Nuove Collaborazioni

Linda Tannenbaum è stata una grande sostenitrice di Jennifer Brea fin da quando lei iniziò la sua straordinaria attività volta a favorire la coesione della comunità di pazienti e a sostenerla, attraverso la costituzione di #MEAction. E ora siamo felici di annunciare che la nostra collaborazione è ancora più stretta.

La OMF è ora partner ufficiale della campagna di impatto globale Time for Unrest, il cui obiettivo è quello di sensibilizzare, aumentare la ricerca, l’educazione e i finanziamenti a favore della ME. La campagna affianca il pluripremiato documentario Unrest, diretto da Jennifer Brea. Da quando ci unimmo a Jen per il debutto del suo film al Festival Cinematografico Sundance, l’abbiamo affiancata in numerose proiezioni. Siamo lieti di includere Unrest in alcune delle prossime tappe del Tour Mondiale. (*Questi eventi comprenderanno la proiezione di Unrest. **Domande e risposte con Ron Davis, dr.ssa Janet Dafoe e Ashley Haugen dopo la proiezione di Unrest.)

Visitate il sito internet del film Unrest per consultare il calendario completo delle proiezioni e delle sessioni di domande e risposte, e visitate il nostro sito internet per scoprire le nuove tappe del Tour Mondiale.

2 ottobre** – Menlo Park, CA

2 ottobre * – Santa Monica, CA (dibattito con Jen Brea)

15 ottobre* – Dana Point, CA

1 novembre – New York, NY

4 novembre – Boston, MA

11 novembre* – Fullerton, CA

11 febbraio – Los Angeles, CA


Grazie per aver partecipato alla campagna Coins For A Cure. Non vediamo l’ora di ricevere le vostre donazioni. Unisciti al Team della OMF organizzando degli eventi per la raccolta fondi. Siamo entusiasti di ricevere donazioni di qualunque dimensione. — Qualunque donazione aiuta ad accelerare la ricerca.


Ritorno a Scuola – Aiutiamo i Nostri Ragazzi a Farcela

Sono disponibili nuovi strumenti per aiutare genitori e ragazzi a gestire le sfide relative alla scuola. Aiutaci a rendere più facile il rientro a scuola per i bambini affetti dalla ME/CFS. Ringraziamo ancora una volta Faith Newton, PhD, della Università Statale di Delaware, per aver creato strumenti così utili per aiutare i nostri ragazzi.

Genitori: Vi invitiamo a visionare questo materiale, stamparlo e condividerlo nella scuola frequentata dai vostri figli.


Un Messaggio dalla nostra CEO/Presidente

Una delle principali vocazioni della OMF è quella di informare e coinvolgere i pazienti nella ricerca. Il nostro recente Simposio Collettivo è stato un perfetto esempio di questo. Abbiamo riunito e informato migliaia di persone di tutto il mondo attraverso la trasmissione in diretta e il video Youtube. Continueremo a seguire il paradigma del Simposio per mantenervi informati.

Siamo consapevoli che lavorando come una comunità coesa siamo più forti. Siamo ansiosi di perseguire i nostri obiettivi di ricerca avendo voi al nostro fianco.

Uniti nella speranza,


Linda Tannenbaum
CEO/Presidente
Linda@omf.ngo

I nostri obiettivi:

  • Accelerare la ricerca più innovativa sulla ME/CFS e su malattie croniche e complesse correlate;
  • Supportare la ricerca scientifica collaborativa per scoprire le cause molecolari, individuare trattamenti efficaci, marcatori diagnostici, strategie di prevenzione e di cura.
  • Comunicare con i pazienti, coinvolgerli e informarli.
  • Aiutare a guidare e sostenere la collaborazione a livello globale.

Se desideri ricevere i notiziari della OMF in italiano direttamente nella tua casella di posta elettronica, registrati assicurandoti di includere la tua nazionalità. Troverai comunque tutte le traduzioni in italiano dei notiziari nel nostro sito internet. Se scrivi alla OMF, ti preghiamo di farlo in inglese.

Per ulteriori informazioni: www.omf.ngo. Contattaci: info@omf.ngo. Registrati alla nostra newsletter. Seguici su Twitter. Metti mi piace su Facebook. Dona per sostenere la ricerca.

La OMF ringrazia Paolo Maccallini per la presente traduzione in italiano.

 

Babesiosi

Babesiosi

La babesiosi umana è causata da protozoi del genere Babesia che vivono negli eritrociti. In Europa la babesiosi è trasmessa principalmente da Ixodes ricinus, la stessa zecca che trasmette la malattia di Lyme. E’ teoricamente possibile la trasmissione attraverso trasfusioni. Secondo alcuni studi la contemporanea trasmissione di Babesia e Borrelia rende peggiore e più lungo il decorso della malattia di Lyme. I sintomi della babesioisi sono sintomi influenzali, mialgie, disturbi gastro-intestinali  (Stinco G. et Bergamo S. 2016). Le principali specie patogene in Europa sono Babesia divergens, B. venatorum, B. microti (ECDC). I test per Babesia possono essere eseguiti nei centri indicati qui di seguito.

  • Esame diretto presso il Policlinico San Matteo, Pavia. Si tratta dell’esame al microscopio dello “striscio” di sangue. Questo test permette la diagnosi nella fase acuta della infezione.
  • Ricerca del DNA presso l’Ospedale Sacro Cuore Don Calabria, Verona. Purtroppo questo esame è disponibile solo per la specie B. microti. Non è nota la cross-reattività per le altre specie europee, ma non è da escludere.
  • Sierologia presso l’Azienda Ospedaliera di Padova. La sierologia viene eseguita solo per la specie B. microti. Non è nota la cross-reattività per le altre specie europee, ma non è da escludere.

Neuropatia delle piccole fibre

Neuropatia delle piccole fibre

Introduzione

Le piccole fibre sono tratti del sistema nervoso periferico per lo più sprovvisti di guaina mielinica (fibre C). Innervano la pelle (fibre somatiche coinvolte nella percezione del dolore), gli organi interni, e sono anche coinvolte nella funzione del sistema nervoso autonomo (fibre autonomiche) (Devigili G et al. 2008).

Le piccole fibre del sistema nervoso autonomo sono tratti post-ganglionici tanto del ramo simpatico che del ramo parasimpatico. Le prime si dividono in piccole fibre simpatiche sudomotorie (coinvolte nella sudorazione e sono a trasmissione colinergica) e in piccole fibre simpatiche cardiache (regolano la frequenza e la pressione cardiaca e sono a trasmissione adrenergica); le seconde regolano la frequenza cardiaca e sono a trasmissione colinergica (Goodman BP 2007).

Test diagnostici

Il danno alle piccole fibre simpatiche sudomotorie si rileva con il quantitative sudomotor axon reflex test (QSART) che misura la fuoriuscita di sudore nei seguenti siti: avambraccio, fascia laterale prossimale della gamba, parte interna della gamba, piede (Goodman BP 2007).  Questo test è anormale in pazienti ME/CFS+POTS e in pazienti POTS non CFS (Okamoto LE et al. 2012).

Un altro modo di rilevare un danno alle piccole fibre è quello di misurare la loro densità nella pelle. A questo scopo si esegue una biopsia cutanea della profondità di 3 mm in due sedi: 10 cm sopra il malleolo e 10 cm sopra il ginocchio, e si esaminano le piccole fibre al microscopio. Si ottiene in questo modo la densità delle fibre nervose intra-epidermiche (IENFD): un valore <7/mm indica un danno (Goodman BP 2007). Non sono sicuro, ma credo che questo test misuri soprattutto danni alle fibre somatiche.

Test in Italia

La biopsia cutanea per la misura della densità delle piccole fibre si esegue presso la UOC III Clinica Neurologica IRCCS, Istituto Besta di Milano (dr. Giuseppe Lauria Pinter). La biopsia cutanea e i test di sudorazione vengono effettuati presso la Fondazione Salvatore Maugeri a Telese Terme (BN).

Neuropatia delle piccole fibre, POTS, ME/CFS e Lyme

Un danno alle piccole fibre si riscontra in svariate patologie, tra cui diabete, Sjogren, ipotiroidismo, malattia celiaca e altre (Devigili G et al. 2008). Nella POTS si ha una prevalenza di neuropatia delle piccole fibre significativamente maggiore che nelle persone sane. In uno studio del 2013 il 37% dei pazienti POTS (9/24) presentava una biopsia cutanea anormale, contro lo 0% dei controlli sani (Gibbons CH et al. 2013).  Non esistono studi sulla prevalenza della neuropatia delle piccole fibre nella ME/CFS, ma la sovrapponibilità tra ME/CFS e POTS (Okamoto LE et al. 2012) nonché casi aneddotici suggeriscono che un sottogruppo di pazienti ME/CFS possa essere portatore di questa malattia. Secondo David M. Systrom (Harward Medical School) la biopsia cutanea mostra la presenza di una neuropatia delle piccole fibre nel 70% dei suoi pazienti ME/CFS/FM/POTS (R). La neuropatia delle piccole fibre (biopsia cutanea positiva) è stata riportata anche nella malattia di Lyme, in almeno due pazienti (Younger DS. et Orsher S. 2010), (Feuer N. et Alaedini A. 2016).

Nella ME/CFS e nella POTS si può pensare che la neuropatia delle piccole fibre sia – almeno in parte e almeno in alcuni casi – la causa dei sintomi, più che una mera conseguenza (come succede invece nel diabete). E questo sarebbe dimostrato da uno studio retrospettivo della dr.ssa Oaklander (Harvard Medical School) in cui i pazienti migliorano a seguito di trattamento con immunoglobuline in vena.

 

Febbre Q

Febbre Q

Introduzione

Coxiella burnetii è un batterio intracellulare, agente eziologico delle Febbre Q, una zoonosi comune in Europa. Si trasmette prevalentemente per inalazione di particelle contaminate e attraverso consumo di latte non pastorizzato (Ledina D. et al. 2007). La febbre Q è diffusa anche in Italia, da Nord a Sud (Fenga C et al. 2015). Si ipotizza anche una trasmissione attraverso morso di Ixodes ricinus – lo stesso vettore della malattia di Lyme – ma ad oggi questa via di tasmissione non è stata dimostrata (Eldin C et al. 2017). Uno studio ha rilevato la presenza di C. burnetii nel 7% degli esemplari di Ixodes ricinus raccolti in un parco di Roma (Mancini F et al. 2014), si veda in proposito questo articolo del blog.

C. burnetii e ME/CFS

In alcuni casi di Febbre Q, la malattia non si risolve, dando luogo a una condizione cronica denominata post-Q-fever fatigue syndrome (post-QFS), simile alla ME/CFS e ad alcuni casi di “Lyme cronica” (Ayers JG et al. 1998), (Hickie I et al. 2006), (Ledina D. et al. 2007). La cosa interessante è che degli studi indicano che alcuni di questi pazienti presentano una infezione persistente e possono trarre giovamento da cure specifiche per C. burnetii  (Arashima, Y et al. 2004), (Ledina D. et al. 2007). Lo stesso José Montoya (Stanford University) ha riportato casi aneddotici di miglioramento, grazie all’uso della doxiciclina (video, da 35:40). La questione resta comunque controversa.

Test

La sierologia e la ricerca del DNA per Coxiella burnetii può essere eseguita ad esempio presso l’Ospedale Lazzaro Spallanzani di Roma. Questi esami misurano rispettivamente la presenza di IgM/IgG e la presenza di DNA del batterio nel sangue periferico.


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Esame del liquor nella malattia di Lyme

Esame del liquor nella malattia di Lyme

Sierologia su liquido cerebrospinale

Nei pazienti in cui si sospetti la possibilità che il batterio abbia raggiunto il sistema nervoso centrale, si può ricorrere all’analisi del liquido cerebrospinale (CSF). Infatti, la rilevazione di una produzione intratecale di anticorpi specifici contro B. burgdorferi sl dimostra un coinvolgimento, presente o passato, del sistema nervoso centrale e può fornire la base per la diagnosi di neuroborreliosi (1). La produzione intratecale può essere dimostrata prelevando contemporaneamente il siero e il liquido cerebrospinale e diluendoli finché non presentino la medesima concentrazione di IgG. Quindi si procede alla ricerca di anticorpi specifici per B. burgdorferi sl in entrambi i campioni e infine si calcola il rapporto tra i valori ottenuti su liquor e quelli ottenuti su siero, ricavando l’indice CSF/siero. Se questo indice è >1.3, allora la produzione intratecale è dimostrata (2). Questo tipo di analisi può essere discriminante in alcune circostanze, infatti sono stati descritti casi di Lyme in cui si ha produzione intratecale di anticorpi, in pazienti sieronegativi (3). La rilevazione di IgG intratecali ha una sensibilità dall’80 al 100% nella neuroborreliosi. Nei bambini con neuroborreliosi precoce, la produzione intratecale di IgM specifiche per B. burgdorferi sl ha anch’essa una elevata specificità (4). La produzione di anticorpi intratecali sembra associata con maggiore frequenza alla infezione da B. garinii (5) ed è infatti un riscontro raro negli Stati Uniti. Una falsa positività nella produzione intratecale delle IgM è stata riportata nel caso di meningite da Epstein-Barr virus (6).

Parametri infiammatori del liquido cerebrospinale

Nella neuroborreliosi europea si riscontra tipicamente una elevata conta leucocitaria nel liquido cerebrospinale, dell’ordine di 10-1000 leucociti/ml. L’elevazione dei leucociti è dovuta principalmente a un aumento di linfociti in generale e di cellule B del plasma, in particolare (6). Nella neuroborreliosi si riscontra altresì un aumento delle proteine nel liquido cerebrospinale e la presenza di bande oligoclonali (6), dove entrambi i parametri sono marcatori di infiammazione del sistema nervoso centrale. La presenza di bande oligoclonali nel liquido cerebrospinale indica la produzione intratecale di immunoglobuline della classe IgG, che non sono presenti nel siero. Le bande oligoclonali non sono specifiche della neuroborreliosi di Lyme, essendo presenti anche in altre patologie neuroimmuni. Si consideri infatti che il 90% di pazienti affetti da sclerosi multipla è positiva al test delle bande oligoclonali (7).


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Riferimenti

  1. Wilske, B, Fingerle, V e Schulte-Spechtel, U. Microbiological and serological diagnosis of Lyme borreliosis. FEMS Immunol Med Microbiol. Feb 2007, Vol. 49, 1, p. 13-21.
  2. Wilske, B, et al. Intrathecal production of specific antibodies against Borrelia burgdorferi in patients with lymphocytic meningoradiculitis (Bannwarth’s syndrome). J Infect Dis. Feb 1986, Vol. 153, 2.
  3. Wilske, B, Zoller, L e Brade, V. MIQ 12 Lyme-borreliose. [aut. libro] H Mauch e R Luticken. Qualitätsstandards in der mikrobiologisch-infektiologischen Diagnostik. Verlag : Munich: Urban&Fischer, 2000.
  4. Hansen, K e Lebech, AM. Lyme neuroborreliosis: a new sensitive diagnostic assay for intrathecal synthesis of Borrelia burgdorferi–specific immunoglobulin G, A, and M. Ann Neurol. 1991, Vol. 30, 2.
  5. Ruzić-Sabljić, E, et al. Analysis of Borrelia burgdorferi sensu lato isolated from cerebrospinal fluid. APMIS. 2001, Vol. 109, 10.
  6. Mygland, A, et al. EFNS guidelines on the diagnosis and management of European Lyme neuroborreliosis. European Journal of Neurology. 2010, Vol. 17, p. 8,16.
  7. Johns, Paul. Clinical Neuroscience. s.l. : Elsevier, 2014.

 

OMF: Pubblicati i resoconti del Simposio Collettivo – Notiziario di agosto

OMF: Pubblicati i resoconti del Simposio Collettivo – Notiziario di agosto

Cari amici italiani.

Siamo molto grati ed entusiasti di poter condividere le notizie della Open Medicine Foundation (OMF) con la vostra associazione. Vi invitiamo a condividere queste informazioni con la vostra organizzazione e su Facebook o Twitter. Se desideri ricevere il testo e le immagini in altri formati (Word, PDF), mandami una richiesta a sara@omf.ngo. Questo messaggio è stato cortesemente tradotto da Paolo Maccallini.

Uniti nella speranza, Sara

Sito web:

https://www.omf.ngo/2017/08/30/omf-newsletter-august-2017/

https://d1qwuymb7uy402.cloudfront.net/wp-content/uploads/2017/09/Italian-August-2017-Newsletter-Website.pdf

Storia della malattia di Lyme

Storia della malattia di Lyme

Storia negli USA

Nel 1981 Willy Burgdorfer, uno studioso di entomologia medica che lavorava presso i Rocky Mountain Laboratories (Montana), rinvenne una nuova specie di spirocheta nell’intestino di zecche della specie Ixodes scapularis, raccolte a Long Island (New York) (Trevisan G in R). La stessa specie di aracnide era stata oggetto, pochi anni prima, dell’interesse da parte di un gruppo di ricercatori impegnati nello studio di una forma epidemica di artrite in tre piccoli comuni sulla riva est del fiume Connecticut, immediatamente a nord di Long Island (vedi Figura 1).

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Figura 1. Il villaggio di Lyme si trova sulla riva est del fiume Connecticut, immediatamente a nord di Long Island, il luogo in cui furono raccolti gli esemplari di Ixodes scapularis nei cui intestini Willy Burgdorfer rinvenne i primi esemplari conosciuti di B. burgdorferi.

L’artrite colpiva prevalentemente i bambini, con un picco di incidenza in estate e nel primo autunno, era accompagnata da sintomi quali fatica, mialgia, febbre e mal di testa ed era spesso preceduta da una caratteristica lesione cutanea e dal morso di una zecca. In un articolo del 1977, Allan Steere e colleghi descrissero la patologia e la chiamarono “artrite di Lyme”, dal nome di uno dei tre paesini coinvolti nella epidemia (Steere AC et al. 1977), (Steere AC et al. 1977). L’insolita concentrazione di Ixodes scapularis nella cittadina di Lyme e dintorni, nonché il rinvenimento di un esemplare di questa specie su uno dei pazienti, indussero i ricercatori a ritenere che I. scapularis potesse in qualche modo causare la malattia, senza che fossero però in grado di dimostrare questa ipotesi (Steere AC et al. 1978), (Wallis RC et al. 1978). Quando Burgdorfer riconobbe una nuova spirocheta all’interno di I. scapularis, il sospetto che questo batterio potesse essere l’agente eziologico della malattia di Lyme dovette sorgere naturale. E fui lui a dimostrare la fondatezza di questa ipotesi, rilevando che il siero di un paziente conteneva anticorpi contro il batterio (Burgdorfer W et al. 1982). Il batterio (vedi Figura 2 e Figura 4) prese il nome di Borrelia burgdorferi, in suo onore.

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Figura 2. Esemplare tipo di Borrelia burgdorferi, da (Goldstein SF et al. 1996) con modifiche (disegno di Paolo Maccallini).

In Europa

Una storia analoga era stata già scritta in Europa a partire dal 1909, quando Arvid Afzelius dimostrò che il morso della zecca Ixodes ricinus (vedi Figura 3) poteva dar luogo a una lesione cutanea caratteristica, che chiamò Erithema chronicum mygrans (ECM). L’ECM era già stato associato a una condizione degenerativa della pelle, l’acrodermatitis chronica atrophicans (ACA) da Karl Herxeimer, fra gli altri, nel 1902. In seguito l’eritema migrante da morso da zecca fu descritto come prodromo di manifestazioni neurologiche (meningite linfocitaria e meningo-radiculo-neurite) da Charles Garin nel 1920 e da Alfred Bennwarth nel 1940, tra gli altri (Trevisan G in R).

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Figura 3. Vista dorsale di femmina adulta di Ixodes ricinus, da (Gilbert L et al. 2014) con modifiche (disegno di Paolo Maccallini).

In Italia

In Italia i primi casi di malattia di Lyme dimostrata da una sierologia positiva per B. burgdorferi furono descritti da Franco Crovato (1985) e da Giusto Trevisan (1986) e provenivano dalla costa ligure e dal carso triestino (Trevisan G et al. 1987). In particolare, il primo caso in assoluto fu descritto in Liguria da F. Crovato nel 1985. Si trattava di una donna di mezza età, che lavorava come contadina nei dintorni di Genova. Il soggetto si presentò dal medico nel luglio del 1983, con due lesioni cutanee – lisce e senza bordi – caratterizzate da una macchia centrale rossa, circondata da un anello dello stesso colore (Erythema Chronicum Migrans). Alcuni giorni dopo, la donna cominciò a soffrire di malessere, febbre, rigidità nucale e dolore in corrispondenza delle lesioni cutanee. Un ciclo di tetracicline fu quindi somministrato dal medico di base, il quale tuttavia non riconobbe il tipo di infezione. In agosto le macchie scomparvero e si manifestarono dolori articolari in corrispondenza del bacino e delle ginocchia. A settembre furono rilevati nel sangue della donna gli anticorpi IgG contro Borrelia burgdorferi sl (Crovato F et al. 1985). Sempre a Trieste si riuscì a isolare il primo esemplare italiano di B. burgdorferi sl da Ixodes ricinus (1987) (Cinco M et al. 1989) e il primo esemplare dalla cute di una persona affetta (1988), ad opera di Marina Cinco e Giusto Trevisan (Cinco M et al. 1992). Nel 1999 gli stessi autori isolarono a Trieste la prima Borrelia afzelii da un paziente con acrodermatite cronica atrofica (Trevisan G in R). Nel 2004 il gruppo di Trieste potè dimostrare che anche nei pazienti con eritema migrante (Lyme precoce) il materiale genetico di B. burgdorferi è presente tanto nel sangue periferico che nelle urine, suggerendo che il batterio è in grado di disseminarsi nell’ospite già durante le prime settimane dal morso (Pauluzzi P. et al. 2004).

spirocheta 5
Figura 4. Principali caratteristiche anatomiche del Phylum delle Spirochaetes. La membrana esterna avvolge i flagelli periplasmatici, a cui si deve la grande mobilità di questi batteri, sia nei fluidi che nei tessuti solidi. I flagelli si avvolgono a loro volta intorno allo strato peptidoglicano, una struttura a cui compete la funzione di sostegno meccanico della parete cellulare. Sotto di esso si trova la membrana interna, che avvolge il citoplasma. Tra la membrana esterna e la membrana interna si trova lo spazio periplasmatico. Tutto ciò che è avvolto dallo strato peptidoglicano è detto cilindro protoplasmatico. Da (Russel J, Medical Microbiology, 1996) con modifiche (disegno di Paolo Maccallini).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Bartonellosi

Bartonellosi

La versione in inglese di questo articolo è disponibile qui.

Introduzione

Una decina delle 21 specie di batteri appartenenti al genere Bartonella sono potenzialmente in grado di generare infezioni sintomatiche negli esseri umani, con manifestazioni che possono avere gravità variabile: da malattie che si risolvono spontaneamente a condizioni che mettono a repentaglio la vita del paziente. Anche la durata può variare, da infezioni acute di qualche giorno a infezioni croniche (Mogollon-Pasapera E et al. 2009).

Malattia da graffio del gatto e altre manifestazioni

La più nota di queste patologie è forse la “malattia da graffio del gatto” (cat-scratch diesease) dovuta a Bartonella henselae e trasmessa agli uomini dai gatti, attraverso morsi o graffi. La trasmissione da gatto a gatto avviene attraverso le pulci (Ctenocephalides felis) e il 50% dei gatti domestici è portatore sano di questo patogeno (Massei F et al. 2005). In genere la malattia da graffio del gatto si limita ad avere una manifestazione locale e si risolve da sola; in altri casi può avere manifestazioni sistemiche quali febbre, mal di testa, fatica, e perdita di appetito. Il trattamento – se richiesto – può andare da 5 giorni di azitromicina per le forme lievi, a una combinazione di doxiciclina (o eritromicina) e rifampicina per 1-2 mesi, per le forme neurologiche (Klotz SA et al. 2011). Una rassegna delle principali malattie umane associate a Bartonella, delle vie di trasmissione, e delle terapie antibiotiche raccomandate si trova in Tabella 1 (Mogollon-Pasapera E et al. 2009).  Come si vede, in funzione della specie di Bartonella coinvolta, le manifestazioni cliniche possono comprendere retiniti, endocarditi, angiomatosi (proliferazione vascolare), la malattia di Carrion (febbre, anemia, ittero), adenopatia, e la febbre quintana (trench fever, febbre alta con mialgie, mal di testa, fatica).

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Tabella 1. Malattie umane associate a varie specie di Bartonella, terapie e vie di trasmissione.

Bartonellosi o borreliosi?

Un recente studio francese ha delineto la possibilità che una malattia cronica caratterizzata da fatica e mialgia, con o senza mal di testa, sia dovuta a una infezione da Bartonella (soprattutto da B. henselae) e sia trasmessa da zecche (Vayssier-Taussat M et al. 2016). Lo studio ha considerato 66 persone che avevano riportato la comparsa di sintomi cronici a seguito di un morso di zecca; i pazienti erano accomunati dal fatto di essere sieronegativi per Borrelia burgdorferi. Il loro sangue è stato sottoposto a coltura per 45 giorni su terreno arricchito da sangue di pecora. Sei dei 66 campioni hanno visto la formazione di colonie batteriche ascrivibili al genere Bartonella: in tre casi si è potuto identificare materiale genetico di B. henselae, negli altri 3 di altre tre specie di Bartonella (Tabella 2). Lo stesso test condotto sul sangue di 70 donatori sani è risultato negativo in ogni campione. Questo studio suggerisce (ma non dimostra) che sintomi aspecifici come fatica e mialgia, a seguito di morso di zecca, possano essere dovuti a una infezione da Bartonella (in particolare B. henselae) piuttosto che essere espressione della malattia di Lyme. Anche Richard Horowitz ha segnalato la possibilità che pazienti con manifestazioni atipiche della malattia di Lyme siano portatori di una infezione da Bartonella, da trattare con cure specifiche (tetraciclina, idrossiclorochina e quinolonico) (Horowitz R, 2014). La presenza di Bartonella henselae nello stomaco di Ixodes ricinus (il vettore della malattia di Lyme in Europa) è stata recentemente riportata in Francia, Portogallo e Germania (Dietrich F et al 2010), ma non in Italia (Mancini F et al. 2014).

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Tabella 2. I sei pazienti francesi positivi per Bartonella e sieronegativi per Borrelia, con sintomi cronici a seguito di morso di zecca.

In accordo con lo studio francese e le osservazioni di Horowitz, recentemente un articolo proveniente dall’Open Medicine Institute ha segnalato un caso di malattia di Lyme (eritema migrante) refrattario ai trattamenti, caratterizzato da fatica, mal di testa e difficoltà a mantenere l’equilibrio, in cui una coltura su sangue ha evidenziato la presenza di Bartonella henselae. Un trattamento con rifampicina e claritromicina per 5 mesi ha risolto la sintomatologia. Gli autori dello studio hanno sottolineato come la sierologia del paziente per Bartonella fosse negativa, e solo la coltura cellulare di 21 giorni eseguita dal laboratorio Galaxy Diagnostics sia stata in grado di rilevare la infezione da B. henselae (Kauffman DL et al. 2017).

Conclusione

La bartonellosi potrebbe aggiungersi alle infezioni trasmesse dal morso di zecca, sebbene non si abbia ancora la certezza di questo. La malattia si manifesterebbe con sintomi aspecifici quali fatica, mialgie, mal di testa. Non risponderebbe alle cure normalmente utilizzate per Borrelia burgdorferi e quindi potrebbe rendere conto di almeno alcuni dei casi di ‘Lyme cronica’, ovvero di quella condizione refrattaria ai trattamenti, verso cui evolve il 10-20% dei casi di malattia di Lyme.

Nota. Presso l’ospedale Lazzaro Spallanzani di Roma si effettua la PCR per Bartonella spp. su tampone oculare; il tampone, una volta effettuato, deve essere inserito in 1 cc di soluzione fisiologica. Può essere mantenuto a +4-8° prima di essere inviato in laboratorio. Le specie che possono essere identificate con quest’analisi sono le seguenti: B. henselae, B. quintana, B. bacilliformis, B. clarridgeiae, B. elizabethae, B. vinsoni. Non mi è nota la sensibilità di questa procedura diagnostica nei vari tipi di bartonelliosi. La specificità della PCR è in genere molto alta (prossima al 100%).