Si è parlato recentemente di terapia con ozono (autoemotrasfusione) nella ME/CFS. Vorrei allora condividere alcune riflessioni.

1) La terapia non può essere germicida, a differenza di quanto affermato da alcuni, in quanto – secondo la FDA – la concentrazione di ozono tale da esercitare effetto germicida dovrebbe essere molto superiore a quanto un paziente possa tollerare. Cito dal sito della FDA.

2) La terapia non è esente da effetti collaterali. Ci sono prove che induca fenomeni significativi di vasocostrizione e protrombotici, come rilevano gli autori di questo studio, apparso recentemente su Cardiology.

3) L’idea che la procedura possa avere un qualche ruolo nel migliorare la produzione di energia del soggetto, fornendo ossigeno ai mitocondri, apparirà improbabile non appena si riflette sul fatto che un essere umano consuma circa 300 ml di ossigeno al minuto, e il gas infuso nel paziente durante la procedura ha un volume di 100-150 ml. Pur considerando che tale gas contiene anche ozono (quindi ossigeno triatomico) e che la sua pressione può essere maggiore di quella atmosferica, appare comunque evidente che tutto l’ossigeno infuso sarà bruciato nell’arco di alcune decine di secondi dal metabolismo del paziente.

4) Un articolo del 2002 apparso sulla Rivista italiana di Ossigeno-Ozonoterapia afferma che la terapia si è dimostrata efficace in 4 su 5 pazienti fibromialgici e in 3 con ME/CFS (Borrelli E, Bucci V, 2002). La terapia è consistita in 2 autoemotrasfusioni settimanali (100 ml di sangue), con un massimo di 4 mg di ozono per ogni somministrazione. I pazienti ME/CFS hanno riscontrato la riduzione dei sintomi dopo 3 mesi di terapia continuativa e a 6 mesi dall’inizio della terapia erano guariti. Contemporanemente si somministrava vitamina C, N-acetil-cisteina, vitamina E, selenio e acido alfa lipoico, su base quotidiana. Lo studio non è in doppio cieco e si basa su un numero limitato di casi. Quindi questi dati sono di valore molto modesto.

5) Uno studio recente afferma che la autoemotrasfusione è efficace nell’80% dei pazienti ME/CFS (Tirelli U. et al. 2018). Ma questo studio è stato pubblicato su una rivista che non è inclusa nel catalogo NLM (national library of medicine) e che chiede un compenso di almeno 100 dollari per pubblicare gli articoli (vedi qui). Non è chiaro inoltre il tipo di analisi statistica adottato: si tratta di uno studio senza gruppo di controllo, eppure è stata effettuata una analisi statistica tra i gruppi dello studio (“study arms”) che non è affatto chiaro quali siano.

6) A volte si obietta che le industrie farmaceutiche sono ostili alla terapia con ozono, perché l’ozono è un gas naturale che non può essere sottoposto a brevetti e fa concorrenza ai farmaci. Questa ostilità sarebbe la causa dello scarso investimento nella ricerca sui benefici della ossigeno-ozono terapia. Si può osservare però che nella ME/CFS non c’è nessun farmaco approvato e quindi non c’è nessuna concorrenza; inoltre coloro che realizzano le apparecchiature per somministrare, stoccare e produrre ozono hanno esattamente gli stessi interessi economici delle case farmaceutiche: perché è vero che l’ozono non è un farmaco brevettabile, ma la tecnologia e gli apparati che vengono impiegati per questa terapia fruttano profitto esattamente come il brevetto di un farmaco.

Conclusione. La terapia non è stata ancora dimostrata efficace nella CFS, non è germicida, non fornisce un apporto significativo di ossigeno alle cellule e presenta effetti collaterali. Questo però non significa che non possa rivelarsi efficace, dopo studi più approfonditi, per motivi che ora non conosciamo. E’ bene che il paziente sia informato di questo, in modo da fare le sue valutazioni.

Ringraziamenti. Ringrazio Gualtiero Zucconi per aver recuperato sul web lo studio di Borrelli e Bucci.


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9 pensieri su “Ossigeno-ozono terapia e ME/CFS

  1. Vai su youtube a sentire cosa dice il prof. Tirelli che sta curando centinaia di persone con fibromialgia e CFS proprio con l’ozono. Se non si conoscono le cose è inutile allarmare la gente su effetti collaterali inesistenti o nettamente inferiori ad una pastiglia di aspirina.

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  2. Salve ho la stanchezza cronica e volevo provare a fare l’autoemotrasfusione (cosa che non ho fatto dato che noi malati che non possiamo lavorare dobbiamo pagare), il prof dava buone speranze ma leggendo l’articolo non so più in cosa sperare.

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  3. Salve Manuela, al momento non esiste nessuno studio attendibile che suggerisca l’efficacia della autoemotrasfusione nella CFS. Questa terapia è nota da molti anni e i pazienti l’hanno provata senza effetti significativi. Ci sono varie discussioni nei forum internazionali.

    Potrebbe essere utile dare una occhiata a questa pagina di esami e vedere se possono essere utili nel suo caso: https://paolomaccallini.wordpress.com/2017/10/09/esami-in-italia/

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  4. Basandomi su tutta la letteratura scientifica (si dice così?) riportata su questo blog credo di più al signor Paolo che a quello che dicono altri esperti; se questa terapia portasse dei veri e propri benefici non credo che l’autore di questo blog aspetterebbe un attimo per provarla su se stesso, con tutti gli anni di ricerche che sta facendo.
    Nella mia ignoranza abissale credo che era il maggiore apporto di vitamine che migliorava la situazione.
    Peccato per questa terapia, sponsorizzata anche da notissime cliniche, perché il sottoscritto l’avrebbe provata senza se e senza ma.

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    1. Non ci sono prove che funzioni e le due pubblicazioni a favore sono sospette: pubblicate su riviste di valore scarso o nullo e da persone con conflitto di interessi (cioè da coloro che vendono la terapia). I toni sensazionalistici dei promotori di questa terapia sono anche sospetti.

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